L'artista

L’artista

Vogliamo raccontarvi una storia.
Chi è Alberto Alberti?

Il primo contatto vero e proprio di Alberto con la fatica del lavoro, e l’uso delle proprie mani, inizia sin da piccolo.
Alberto è, come molti bambini della sua età, figlio di un contadino mungitore dalle parti di Tribiano, nella campagna del sud-est milanese.
Allora non era per nulla facile studiare, per alcuni era un privilegio: spesso la via obbligata per la crescita era iniziare presto a lavorare.
Alberto lo fa all’età di 11 anni.

In una famiglia con 9 fratelli occorre darsi da fare presto, e senza perdere tempo. La vita non attende, e impone di crescere in fretta.

Passa il tempo, è il 1948: gli echi della guerra sono ormai alle spalle, ed Alberto lavora come fattorino in un’azienda che produce oggetti particolari, apparentemente poco attraenti, ma che agli occhi curiosi di Alberto appaiono una scoperta: i vetri per manometri.

L’ingegno e lo spirito già vivace e intraprendente di Alberto gli permettono, dopo soli 6 mesi, di essere già capo fabbrica.
Allora si poteva, e il merito, quello sincero, veniva premiato davvero.
I clienti addirittura lo chiamano, lo cercano, come punto di riferimento, e il padrone della fabbrica lo mette a eseguire dei primi lavori di molatura manuale del vetro.

La molatura del vetro è già un processo che richiede una buona manualità, ma soprattutto grande sensibilità per il materiale, qualità di cui Alberto pare particolarmente dotato.
Prima molatura grezza su piastra di ghisa, con aggiunta di carburo di silicio.
Una seconda molatura con pietra arenaria, per smussare bene i pezzi lavorati e renderli più fini.
La terza molatura infine, con pasta pomice, per dare la lucidatura finale alle parti.
Un lavoro di grande cura.

Continuando così per altri tre anni, dal 1948 al 1951.

Alberto ha una marcia in più: mola il vetro in modo innovativo rispetto al metodo dell’epoca, con più ingegno, più cura, spesso migliorando lo stesso processo produttivo della fabbrica.

Negli anni 50 la mente di Alberto, mai ferma o adagiata, ha un’idea: costruire la prima macchina per molatura.
Insieme a un meccanico si mettono ad assemblare il primo macchinario in circa un mese, composto principalmente da un albero motore con 2 grandi mole di pietra arenaria.

E’ subito la svolta. Si passa dai 25-30 pezzi al giorno, ottenuti manualmente, agli 800 pezzi.
Inizia così nel 1951 – fino al 1953 – presso la Ditta Castelli, specializzata in vetri per biciclette, manometri, e quadranti per automobili, allora un mezzo per pochi privilegiati, ma già in grande sviluppo.
Alberto conosce la fatica, ma sa anche farsi riconoscere il proprio mestiere: viene così assunto per il doppio della paga precedente, circa 15 mila lire dell’epoca.  Una gran bella cifra per Alberto, davvero.

Alberto non è un operaio qualunque, conosce molto bene il processo di lavorazione del vetro, e viene presto affiancato dai meccanici – questa volta, lui – per finalizzare la produzione di parti finite.

E’ il primo anche – una vera innovazione per la produzione di allora – in Italia a utilizzare la punta diamantata per la molatura del vetro, la cui introduzione farà scuola per gli anni successivi.

Nel 1953 il dovere di patria chiama Alberto a una prova ulteriore: parte soldato come bersagliere per Avellino, chiamato ben presto a fare scuola alle truppe corazzate a Caserta, sui primi carri armati arrivati dagli USA.

Finito il servizio militare, Alberto rientra alla Castelli, dove inizia nuovamente su una macchina per produrre non solo i classici pezzi tondi, ma anche di forma ovale.
Una nuova svolta produttiva, e l’ennesimo tassello per il mosaico inventivo di Alberto.

I 5000 pezzi prodotti al giorno, con il lavoro di sole 3 persone al posto delle 15 richieste, sono il frutto maturo della genialità di Alberto di convertire radicalmente l’idea del processo tradizionale, migliorando così l’intero metodo di lavoro sulla lavorazione del vetro, potendo combinare tante idee insieme.

Nel 1957 Alberto si mette a lavorare ‘in proprio’, senza padrone, in un piccolo laboratorio che odora di artigianale.
In realtà è una stalla, ma ben presto Alberto la adibisce sapientemente in una piccola officina.

Si costruisce tutte le macchine necessarie per la produzione del vetro, e insieme ai fratelli costituisce la prima azienda familiare LAV dei Fratelli Alberti, avviando così in breve tempo la prima produzione di vetri per scale radio.
Nel 1958 avvia il prototipo di prima macchina semi automatica, la prima di una lunga serie.

Alberto ha un talento naturale, unico e insostituibile per il lavoro di quegli anni.
Abbina sapientemente la conoscenza del materiale, con la capacità inventiva di assemblare i macchinari giusti, che fanno solo quel che servono, senza fronzoli od orpelli inutili.

Nel 1964 presenta una propria macchina semi-automatica per il taglio del vetro alla Fiera Internazionale di Parigi.
Dopo le prime perplessità, subito risolte da Alberto, e alcune piccole rettifiche sul prototipo realizzato sul suo modello, vengono realizzate ben 50 macchine in produzione finita.

Gli anni passano anche per Alberto, e i cambiamenti sono alle porte.
Dopo il 1985 decide di dividersi dai soci, ma prosegue con la lavorazione del vetro con gli stessi prodotti che conosce bene, scale radio, manometri.

Negli anni 2000, il calo della domanda e del lavoro in seguito a nuova concorrenza, il cambio del mercato con ingresso di quello cinese, meno accurato ma più aggressivo in produzione, mettono a dura prova la resistenza di Alberto, ma non la sua creatività.

E’ una nuova fase di ispirazione per Alberto, dalla quale nasce l’idea di una croce di vetro, ottenuta attraverso un processo meccanico e artigianale insieme, e composta da molti pezzi perfettamente molati e saldati.

E’ il primo di molti oggetti, molto particolari e sempre più accurati, a cui l’estro da esperto mastro di officina si dedica negli ultimi anni.

Ecco l’essenza di Alberto, il riassunto di una vita in poche, semplici parole: ingegno meccanico e artigianalità creativa.

Perché quando si ama ciò che si fa, il lavoro non è più lavoro, è poesia.
E ciò che Alberto realizza ancora oggi, non si possono chiamare solo oggetti.

Sono le sue opere, opere in vetro.